venerdì 30 settembre 2011 0 commenti

Collana Inediti d'autore n.29: Falene

More about Falene 
"Falene" di Donato Carrisi

Le storie di miseria in fondo si somigliano un po’ tutte.
Per chi nasce nello schifo, la via più facile sembra lo schifo.
Però, c’è anche chi nasce in un mondo apparentemente pulito, e poi scopre che è tutto uno schifo. Il cuore si spezza e nasce il desiderio di vendetta. Una vendetta in fondo sobria, ma giusta.
Questa è una storia di tre ragazze che si ritrovano nello stesso carcere, diventano amiche e decidono di realizzare un obiettivo.
Donato Carrisi narra con tanta delicatezza, ma senza scendere nel pietismo, come raggiungeranno questo obiettivo. Non c'è nulla di eclatante, ma forse è proprio questa la cosa bella di "Falene": il dramma e la sporcizia di certe vite, è straordinaria solo agli occhi di chi ignora quanto bassa possa essere la realtà.
Ho apprezzato la capacità di presentare i fatti da due punti di vista diversi (del narratore e i una delle protagoniste), in modo da non appiattire il racconto e allo stesso momento, da rendere dirette le emozioni più forti e profonde.
Secondo me “Falene” è il più bello della serie.
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Collana Inediti d'autore nn. 17, 23, 25, 31 e 32

More about Day HospitalDay Hospital (n.25) - Parlare di un tumore con ironia ed una punta di umorismo non è davvero da tutti, tanto più se si è uno scrittore famoso come Valerio Evangelisti.
Ero tentata di lasciarlo non appena ho capito di cosa si trattava, ma la dignità di quest'uomo trasuda da ogni pagina, anche quando racconta le piccole umiliazioni. Per le persone che cercano un messaggio ad ogni costo, posso consigliarlo perché in fondo un messaggio c'è: qualunque cosa brutta vi capiti, che siate soli o circondati di persone compassionevoli e amorevoli, contate sulla vostra forza interiore e siate dignitosi, sempre.Tuttavia, se cercate una testimonianza strappalacrime, non è per voi.

More about La bugiaLa bugia (n. 23) - Non avevo mai letto nulla di Moccia e onestamente mi aspettavo un obrorio, ma tutto sommato non è la fine del mondo. La storia è carina, anche se non orginale, ma lenta e piena di elementi noiosi. Trovo che abbia indugiato eccessivamente su particolari che non servivano - non è necessario farci conoscere la marca di ogni singolo capo di abbigliamento indossato da una che è chiaramente fissta con la moda e la linea - e credo che invece avrebbe fatto bene una migliore descrizione di Stoccolma.
Se si fosse trattato dall'anteprima di un lungo racconto, magari sarebbe stato abbastanza funzonale.
Personalmente non mi è piaciuto lo stile narrativo, questo continuo passato e presente, anche se parlo l'inglese, non ho apprezzo affatto i dialoghi in inglese senza una nota, non siamo tutti poliglotti e semmai uno deve imparare una nuova parola in italiano, non andarsi a cecare la traduzione di un intero dialogo, per giunta in in una lingua straniera.
Dopo questo piccolo libro però capisco perché piace a molti: è smielato fino all'inverosimile. Sarà che sono io poco romantica... 


Al sangue  (n.32) - é una storia piuttosto curiosa che mi è piaciuta molto: Matteo B. Bianchi fa parlare una ragazza in prima persona, si presume benestante, alle prese con una singolare creatura, che a prima visa sembra una normalissima barbona, ma in realtà è... uno zombie. E così inizia un suo tortuoso percorso verso la conoscenza di questa rara specie. 

E poi c'è Kosher Mafia (n.17) - di Luca di Fulvio. Due ebrei scampano ad una tragedia con le loro mogli e si trasferiscono negli Usa degli inizi del secolo scorso, credendo che Dio abbia voluto così per permettere loro di salvare i loro unici figli maschi di cui le mogli sono incinte.
More about Le regoleIn realtà, uno diventa un sindacalista ateo, l’altro un gangster della peggiore risma. Entrambi hanno un obiettivo: diventare dei nuovi americani, moderni. E lo diventeranno, incontrando la sorte peggiore. 



Ho apprezzato molto Le regole (n. 31), di Massimo Picozzi. Un inedito degno di un episodio di una serie di polizieschi statunitense. Fino alla fine il ritmo è veloce e la storia interessante, fino ad un colpo di scena piuttosto inaspettato. Si legge d’un fiato, non solo per le ridotte dimensioni, ma perché sembra davvero di essere al cinema: un ex negoziatore si ritrova improvvisamente ostaggio in una banca con uno psicopatico. Ripercorre brevemente la sua vita a ritroso e quando riesce a capire molte cose degli ultimi anni della sua vita, la verità lo colpisce come un guanto di ferro, ma anche come una vera e propria liberazione.
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Collana Inediti d'autore nn. 6, 14 e 30

In questa collana del Corriere della Sera i racconti sono tutti carini. Però alcuni non sono proprio delle opere d'arte. Prendiamo quattro inediti di donne.

More about L'amore del mondoL'amore del mondo, n. 6  - di Daria Bignardi. Tre punti di vista parlare di una donna che a 40 anni si ritrova con l’herpes, che ama la sua famiglia ma alla fin fine se ne è rotta le scatole. Che vorrebbe dedicarsi ai suoi “amici” carcerati ma poi smette di vistarli perché in fondo è troppo impegnativo (ma è una mia interpretazione). E’ vero, non ho capito niente di questo racconto. Questa donna non è proprio infelice, ma nemmeno felice e alla lunga la storia – per fortuna breve -  diventa noiosa. Sembra un racconto di quelli semplici che dovrebbero nascondere un significato più profondo, ma certe cose, o le sai portare alla luce o non lo sai fare. Non che sia scritto male, per carità. 
Un amore di marito, n. 14  - Sveva Casati Modignani in "Un amore di marito", racconta con un tono tragicomico di una donna che crede di aver scoperto che suo marito la tradisce e inizia a meditare vendetta, ma alla fine un imprevisto trasforma la classica storia di una donna non proprio bellissima che sacrifica tutto per l’amante bravo e bello, in un racconto simpatico a lieto fine.

More about L'attesa
L’attesa, n. 30  - Questo è il peggiore. Un’analisi psicologica molto arrangiata di una ragazzina grassa e ricca sfondata con una mamma snob e acida, un papà fedifrago che le fa promosse da marinaio che segneranno la sua vita. Un libro pieno di stereotipi.

Queste sono storie ordinarie, scritte bene, ma a cui manca quel tocco romanzato che fa di una storia vera, non dico un classico, ma una storia memorabile.

Un po’ diverso è il caso di Michela Murgia che, con L’incontro (n.26), narra uno spaccato di mondo e di una società alle prese con l'arrivo di una nuova parrocchia, attraverso gli occhi di un bambino. Michela Murgia mangia letteralmente il mondo, lo rigurgita con parole e metafore che schizzano come i colori su una tela impressionista. E’ il primo racconto di questa scrittrice che leggo e mi ha subito colpita.
More about L'incontroMi è piaciuta molto questa frase: Il ragazzo lo aveva applaudito forte ed era stato in quel momento che Maurizio aveva smesso di chiedersi cosa volesse dire “noi” a Crabas. Non era un pronome come negli altri posti, ma un tempo verbale collettivo: il presente plurale. 
 Una volta tanto non è ciò che si racconta quanto come lo si fa. 



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Collana Inediti d'autore n.28: Casimiro Roléx

More about Casimiro Roléx
"Casimiro Roléx" Franco Di Mare
 
Casimiro faticava a prendere sonno. Allora si girava e rigirava nel letto, litigava con cuscino e lenzuola e finiva per restare a guardare il soffitto al buio, a masticare pensieri. (…) Lui era uno che aveva fatto bene i conti ed era sceso a patti con la realtà. Si era adattato. Faceva lo scippatore, e questo era quanto. Non stava né di qua, né di là. Né con i signori, né coi camorristi.
Casimiro detto Roléx è un ladruncolo con un occhio speciale ai Rolex. Ha una moglie bellissima, una figlia che frequenta l’asilo nido privato del quartiere, un padre in carcere per un presunto “errore giudiziario” che ha sempre una frase (fatta) adatta alle circostanze, un collega/spalla/autista, Gennarino, un tipo pratico e di poche parole.
Prima e dopo gli scippi, il protagonista litiga mentalmente con le sue vittime, ree di non farsi scippare tranquillamente senza opporre resistenza.
Il racconto si districa fra le avventure e sventure di Casimiro, un povero cristo in fondo, che non ha molta voglia di cambiare strada e che, come un qualsiasi operaio, si sente un precario. Tuttavia, senza cercare significati reconditi, Franco Di Mare ci racconta della ordinaria vita di un delinquente e la fine è amara, arriva sottoforma di una quasi giustizia divina che, se Casimiro non fosse così simpatico, verrebbe da dire meritata.
mercoledì 28 settembre 2011 0 commenti

Natale al bar

Ore 10.30 ca.
Cliente: vestito di tutto punto, capello corto tagliato con precisione millimetrica, baffetto curato, cravatta stile: “solo per oggi che è Natale!”.
Barman: desideroso di andare a casa.
CLIENTE: <<Buon giorno>>
BARMAN: <<Salve, Buon Natale!>>
CLIENTE: <<Grazie…senta: per caso sa dove posso trovare un alimentari aperto?>>
BARMAN: <<…Oggi è tutto chiuso!>>
CLIENTE: <<Ma qua vicino, o anche nei paesi vicini…un alimentari o un piccolo supermercato…>>
BARMAN: <<Ma oggi è Natale!>>
CLIENTE: <<Sì, ma che c’entra: oggi è martedì, mica domenica!>>
BARMAN: <<….>>
CLIENTE: <<Vabbè và, la ringrazio lo stesso. Arrivederci.>>
BARMAN: <<A presto…E auguri!!!>>
Ore 16.30
Cliente
: Giovane sorridente, tuta nera a strisce gialle. Capelli dritti. Viso rassicurante.
Barman
: Sempre desideroso di tornarsene a casa, stavolta per digerire la coscia di tacchino ingurgitata di gran prescia a pranzo.

CLIENTE: <<Ciao, scusa…>>
BARMAN: <<Ciao!Auguri!>>
CLIENTE: <<Grazie…e…Auguri anche a te!>>
BARMAN: <<Dimmi!>>
CLIENTE: <<Per caso vendete pile? >>
BARMAN(espressione colpevole): <<Noooo…>>
CLIENTE: <<Ah…>>
BARMAN: <<Mi spiace…>> (bugiardo!!!)
CLIENTE: <<E non è che per caso sapete se c’è un qualche negozio aperto…>>
BARMAN: <<Veramente no, oggi no.>>
CLIENTE: <<…nei dintorni…>>
BARMAN: <<Anche l’Auchan è chiuso.>>
CLIENTE: <<Ah, anche l’Auchan, eh?>>
BARMAN: <<Già!>>
CLIENTE: <<….>>
BARMAN: <<Oggi è Natale..>>
CLIENTE: <<Oggi è Natale…>>
BARMAN: <<Già!>>
CLIENTE: <<Va bene, grazie lo stesso. Ciao!>>
BARMAN: <<Ciao! Auguri!!>>
Barman: OK, ora possiamo anche ridere e chiederci se c’è qualcosa (in noi) che non va!
Ps: queste cose succedono davvero!!!!!
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Un Africano a New York

Uzodinma Iweala
"L'Africa non vuole essere salvata. Vuole, invece, avere la possibilità di partecipare in modo serio ed equo agli investimenti di altri membri dlla comunità globale, per tirare fuori il proprio enorme potenziale di crescita."

Uzodinma Iweala, attivista e scienziato, iscritto alla facoltà di Medicina della Columbia Universty e autore di "Bestie senza una patria" ha centrato il punto centrale dellac risi africana odierna, la chiave di volta per la svolta. 26 anni, un passaporto americano e uno nigeriano, figlio di Ikeamba Iweala, chirurgo che lavora a Washington DC e di Ng
ozi Okonj o-Iweala,(...) che ha studiato ad Harvard e al Mit ed è stata ministro dell'Economia della Nigeria, (...), Uzo ha una sorellla e due fratelli ad Harvard. (...) Ha lavorato come volontario in un campo profughi dell'Africa Occidentale, ha collaborato a progetti del calibro di Jeffrey Sachs, suona jazz al sassofono e al pianoforte...Del suo libro Salman Rushdie ha detto: <<E' una di quelle rare occasImmagine di Bestie senza una patriaioni in cui vedi un primo romanzo e pensi: questo ragazzo diventerà molto, molto bravo>>.

Leggerò presto il romanzo, ma comunque, le cose dette nell'intervista a VENTIQUATTRO,mi sono sembrate intelligenti. Vi farò sapere!
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Kirah

KIRAH significa goccia d’acqua fredda nella lingua katch.
Kirah era venuta al mondo proprio mentre cadeva la prima goccia di quello che sarebbe stato un violentissimo temporale, durato dieci giorni e dieci notti. Si narra che quella pioggia fosse stata inviata dai cinque Saggi del Monte Nebula, per staccare l’Isola del Pianto dalla Terra di Nebula. Quell’isola, abitata da mostruose fiere e da uccelli variopinti, era circondata da alberi sempreverdi, ed il suo colle più alto ospitava un lago perfettamente circolare, nelle cui acque si diceva abitassero le anime dei morti della Terra di Nebula. Nessuna carta geografica può stabilire con chiarezza ove si trovi oggi quell’Isola, ma molti insistono nel ritenere che essa sia stata spinta al centro del nostro pianeta.
Quella pioggia violenta, accompagnata da furiosi tuoni e lampi non ebbe tuttavia il potere di far tacere le grida delle fiere, i cui occhi gialli splendevano di una luce inquieta, l’unico bagliore in quell’atmosfera cupa. A Nebula nessuno sapeva cosa stesse succedendo, né avrebbero potuto immaginarlo. Nessuno infatti si era mai avvicinato all’imponente ponte che univa la Terra all’Isola, poiché era severamente proibito dalla legge. Quella sera poi, nella piazza principale, tutto il popolo katch festeggiava la nascita di Harikh, la prima bambina nata a Nebula da vent’anni a quella parte.
Kirah era una ragazzina tranquilla, nera come l’ebano, con lunghi capelli lisci e morbidi, castana. Era minuta, graziosa, e al posto degli occhi aveva due grandi perle verdi, con lunghe e folte ciglia. Kirah era un angelo nero, la cui grazia esercitava un fascino muto sulle belve di quella terra abbandonata: esse non l’aggredirono mai, né gli uccelli pensarono mai di tirarle la spessa chioma.  
Nei tranquilli dieci anni di vita Kirah vide solo una donna, Nefeli, sua madre.
Nefeli era stata mandata in esilio sull’Isola del Pianto e là aveva dato alla luce la sua seconda bambina, gridando di disperazione per la paura ed il dolore, per la solitudine. Lei era l’unica, forse, a conoscere il significato di quella prima goccia che bagnava l’arida terra di Isodepi sapeva di esserne la causa. E sapeva che quello era solo l’inizio di una lunga e faticosa salita.
Kirah cresceva in fretta, era agile e taciturna, riflessiva fino all’eccesso, saggia come pochi adulti. 
Il giorno del suo decimo compleanno era stranamente inquieta. Sua madre la svegliò all’alba e la condusse al Lago del Pianto. Il cammino era lungo e tortuoso, si doveva stare attenti ai tanti massi sporgenti e alle fiere che, si direbbe fossero curiosi, le seguivano passo passo.
Giunte sul lago, il cui bordo era delimitato da una lastra di marmo, come se fosse una vecchia vasca da bagno, la donna si sporse un poco sul ciglio asciutto e polveroso e guardò le acque scure del lago. La leggenda katch vuole che le lacrime dei morti- di gioia e di dolore- siano contenute in quell’enorme vasca magica che è destinata a non svuotarsi mai. La donna prese il pugnale che aveva nella sacca, lo fissò per un istante, poi lo bagnò nelle acque violacee del lago e, con immenso orrore della bambina, si tagliò il petto e tirò fuori il suo cuore. I suoi occhi piansero sangue, ma non una parola le uscì dalle labbra. Prese una sacchetta di pelle, che la piccola le aveva donato, e vi depose il cuore. Poi tagliò una ciocca dei propri capelli neri, e li aggiunse al proprio organo. Un forte odore di sangue fresco impregnò l’aria ma le due parvero non farci caso. La mente di Kirah era improvvisamente pesante, mentre osservava i gesti di sua madre. Era mai possibile che non provasse dolore…? E perché stava cercando di uccidersi?
La donna si toccò il petto, e contornò gli occhi di sua figlia di rosso. Poi, consegnatale la sacchetta, la strinse a se e, senza proferire parola, si buttò nel lago.
Kirah pensò di morire in quel istante, un dolore lancinante sembrò squarciarle la mente e cadde a terra, svenuta.
Si sarebbe svegliata solo dieci anni dopo.
 
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